Fonte Vetica, fu tavolo tecnico a dire no alle autobotti

Venti membri di un’associazione di volontariato, sei carabinieri/guardie forestali e due vigili urbani.

Erano tutte qui le forze poste a presidio e controllo di Fonte Vetica e Fonte Macina, la zona della piana di Campo Imperatore dove sabato è scoppiato l’incendio che ha devastato il cuore del Parco nazionale del Gran Sasso.

Trenta uomini, chiamati a controllare trentamila persone – tante ne erano accorse per la rassegna degli ovini in programma nel week-end – e nemmeno un mezzo antincendio di pronto intervento, un autobotte o un pick-up.

Malgrado il caldo e la siccità di questi giorni avessero provocato già decine di incendi, molti dei quali localizzati proprio nell’Aquilano. E malgrado dei rischi connessi a un abnorme concentramento di turisti si fosse parlato a un tavolo tecnico tenutosi alla questura dell’Aquila alla vigilia della fiera, venerdì 4 agosto. Tavolo a cui hanno partecipato il sindaco di Castel del Monte Luciano Mucciante (il comune entro i cui confini rientra tutta la zona di Fonte Vetica), la polizia stradale e i carabinieri.

“Nell’incontro” racconta a NewsTown Mucciante “avevo fatto presente che ci aspettavamo un raddoppio delle presenze rispetto agli altri anni, visto che la fiera capitava di sabato. Il tavolo non ha ritenuto opportuno, però, dislocare lì un’autobotte. In passato ce n’era sempre stata una della Forestale ma da quando il corpo è stato cancellato la prevenzione antincendi è passata ai vigili del fuoco. Nella riunione, però, ci è stato detto che questi ultimi, visti i numerosi incendi scoppiati in regione, erano già occupati altrove e quindi non ci sarebbe stato un loro presidio”.

Con la presenza di un’autobotte, probabilmente, quanto accaduto si sarebbe potuto evitare, perché è vero che il diffondersi delle fiamme è stato repentino ma all’inizio l’incendio si è mantenuto basso intaccando solo l’erba secca della piana. Il tempo per intervenire ci sarebbe stato.

Quanto agli altri due soggetti istituzionali coinvolti in questa vicenda, vale a dire il Parco Gran Sasso e la Camera di Commercio (quest’ultima organizzatrice della rassegna ovina), il primo, che ha autorizzato lo svolgimento della fiera, si è limitato a ribadire, con una notapubblicata sul proprio sito domenica mattina, che in questi casi bisogna rispettare le prescrizioni e le raccomandazioni per gli escursionisti previste dal regolamento. Peccato che quelle regole, oltre a essere enunciate, andrebbero fatte rispettare. Ma i parchi, sempre più a corto di fondi e costretti a subire, ogni anno, tagli ai budget draconiani, non hanno mezzi né personale sufficiente a garantire il controllo di tutto il territorio che si estende all’interno dei propri confini.

La Camera di Commercio, dal canto suo, non ha speso, su quanto accaduto, nemmeno una parola, limitandosi a diramare un surreale comunicato stampa – inviato alle redazioni dei giornali sabato pomeriggio alle quattro (quando cioè il dramma si stava consumando già da tre ore) – nel quale si definiva la manifestazione un successo.

Oltre a non aver previsto la presenza di un presidio di squadre antincendio, l’altro errore grave, a detta di molti, è stato aver permesso un ammassamento di quelle dimensioni in un’area protetta e dall’ecosistema fragile, malgrado gli allarmi dati in settimana dalle associazioni ambientaliste.

L’incendio, bisogna precisare, non è scoppiato nella zona della fiera, dove c’erano i recinti delle pecore, ma dietro il rifugio Mucciante, dove si erano riversate migliaia di persone a cuocere con barbecues e canalette, malgrado in quella parte della piana sia assolutamente vietato accendere fuochi.

A molti poi non è sfuggito nemmeno un altro particolare: gli stand che vendevano prodotti eno-gastronomici erano pochissimi, una minoranza rispetto alla maggior parte delle bancarelle, che invece vendevano merce di tutt’altra tipologia, dal pentolame alla paccottiglia cinese. Centinaia di ambulanti che hanno invaso la piana passando e parcheggiando con i loro camion e i loro furgoncini sopra i pascoli.

La concessione delle autorizzazioni alle bancarelle è stata gestita direttamente dal comune di Castel del Monte. A detta del sindaco sono stati dati una novantina di permessi regolari ma secondo molti testimoni gli ambulanti presenti sabato erano molti di più. Ciò significa che c’erano diverse decine di abusivi che hanno potuto fare il bello e cattivo tempo senza che nessuno li fermasse o multasse.

“L’incendio è stato una casualità, dovuta all’imperizia e al mancato rispetto delle regole di alcune persone. Gli altri anni non era mai accaduto niente” taglia corto Mucciante “Purtroppo quando ci sono ammassamenti del genere è difficile prevedere certe cose. Il comune di Castel del Monte, comunque, qualora dovesse esserci un processo, si costituirà parte civile”.

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