Gran Sasso, ancora un piromane: la popolazione evita un nuovo disastro

La mano dei piromani, quasi ovunque. Nella Marsica, dove cento ettari sono andati in fumo; nell’Aquilano, dove ieri qualcuno con tutta probabilità ha provato a sfregiare ancora il Gran Sasso, tentando di appiccare un incendio ad Assergi che è stato domato prontamente grazie a una reazione rabbiosa della popolazione che si è catapultata sul posto in tempi record: qualche minuto ancora e le fiamme avrebbero devastato un’altra vasta boscaglia. Da registrare, ieri, anche una chiusura autostradale: il tratto dell’A24 tra Vicovaro Mandela e Carsoli è stato interdetto al traffico, in mattinata, per consentire l’intervento dei Canadair impegnati sull’incendio che si è sviluppato a Collelongo. Un fronte vasto, importante, ben visibile anche a distanza, che ha tenuto impegnati vigili del fuoco e volontari per tre giorni. Solo ieri sera la situazione si è normalizzata, per quanto permanga ancora il timore di una possibile ripresa agevolata da caldo e vento.
La giornata è stata complicata anche a Farindola, nel luogo della tragedia di Rigopiano: ancora fiamme sul monte Siella, nel versante pescarese del Gran Sasso. Un rogo che pareva domato la sera precedente, anche grazie a un po’ di pioggia, che ha ripreso vigore in mattinata in due punti, uno dei quali proprio nei pressi del punto di distacco della valanga che lo scorso 18 gennaio ha travolto e distrutto l’hotel Rigopiano, provocando la morte di 29 persone. Nell’area hanno operato un canadair e un elicottero. Un incendio, questo, sviluppatosi sabato sulla piana di Campo Imperatore per l’incuria dei turisti che hanno acceso barbecue in maniera indiscriminata, persino direttamente sull’erba. Anche ieri in Rete sono circolate altre foto-choc: addirittura c’è chi a Fonte Vetica ha portato con sé bombole del gas, piazzate regolarmente sull’erba. Noncuranza che ha provocato un disastro senza precedenti: le fiamme hanno raggiunto e superato la montagna circostante, bruciando prima la pineta e poi la faggeta, fino a raggiungere il versante pescarese e il monte Siella.

LE INDAGINI
«Siamo scappati perché abbiamo avuto paura delle fiamme che si sono sviluppate vicino a noi». Suona più o meno così il racconto dei primi ragazzi ascoltati in questi giorni dagli agenti del nucleo specializzato Nipaf della Forestale dell’Aquila (ora inglobato all’interno dell’Arma dei carabinieri) nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura proprio sul rogo del Gran Sasso. Si tratta del gruppetto di 10 campeggiatori, tutti di Pescara, identificati da alcuni numeri di targa annotati da testimoni nell’immediatezza dei fatti. Non tutti però sono fuggiti: c’è chi è rimasto per dare una mano ai soccorsi. Gli investigatori consegneranno al sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Fabio Picuti, i nominativi di chi ha materialmente partecipato all’accensione del barbecue: saranno accusati di incendio colposo.

LE POLEMICHE
La stazione ornitologica abruzzese ha diffuso una nota polemica ieri: «A cosa serve l’Ente Parco se poi accadono eventi come quelli di questi giorni? Ebbene, non è solo questione di soldi, che mancano sempre diventando un alibi per qualsiasi insuccesso, ma questione di volontà e di scelte prioritarie. La realtà oggettiva è che a Campo Imperatore, come abbiamo scritto e denunciato prima della conclusione esiziale a cui si è pervenuti, andava avanti e tuttora va avanti una condizione di deregulation sotto gli occhi di tutti sacrificando i valori ambientali nel nome di una fruizione d’assalto che non vogliamo neanche chiamare turismo. Lo stesso vale per il meraviglioso fiume Tirino, sempre nel Parco del Gran Sasso, dove accade di tutto senza alcuna forma di sorveglianza e regolamentazione».

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