Gran Sasso in fiamme, i piromani sono 10

L’incendio a Campo Imperatore scoppiato per un arrosto. Danni inestimabili. Aperta l’inchiesta: i responsabili sono tutti ragazzi. E monta la polemica

La mano di dieci ragazzi, tutti abruzzesi, dietro l’incendio che ha devastato la Bella addormenta. Un disastro ambientale di proporzioni enormi. Un colpo dritto al cuore del “piccolo Tibet” d’Abruzzo, la piana di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove ancora si innalzano colonne di fumo. Tutt’intorno un silenzio spettrale, mentre il nibbio, specie rara che nidifica solo in questa zona, continua a sorvolare il cielo, alla ricerca del proprio nido. E’ ciò che resta del rogo che ha divorato Fonte Vetica, dove sabato era in corso la 58esima rassegna degli ovini organizzata dalla Camera di commercio dell’Aquila. I resti della fornacella annerita, da dove si sono sprigionate le fiamme, giacciono ancora lì, a terra, nell’area sottoposta a sequestro.

Il fuoco vorace, acceso da un gruppo di campeggiatori, ha raggiunto rapidamente l’abetina e la pineta, intaccando parte della distesa di latifoglie, scavalcando il versante aquilano del Gran Sasso fino a Rigopiano, nel territorio comunale di Farindola, nel punto esatto da dove, lo scorso 18 gennaio, è partita la valanga che ha provocato la morte di 29 persone. Tutto l’Abruzzo ha assistito inerme al triste spettacolo della Bella Addormentata avvolta dalle fiamme che, avanzando rapidamente, hanno seminato distruzione e devastazione nel parco nazionale Gran Sasso – Monti della Laga, ricco di flora e fauna.
L’INCHIESTA. La Procura della repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta. Le indagini, affidate al sostituto procuratore, Simonetta Ciccarelli, sono condotte dai militari del reparto carabinieri forestali, che hanno presentato una denuncia contro ignoti per il reato di incendio boschivo colposo. L’area da cui si è sviluppato l’incendio, a Fonte Vetica, è stata posta sotto sequestro dai militari che, ieri, hanno effettuato un nuovo sopralluogo: le indagini si stanno concentrando su un gruppo di campeggiatori, una decina di ragazzi in tutto, che nelle prossime ore potrebbero essere iscritti nel registro degli indagati. Secondo i primi rilievi il rogo sarebbe stato causato da un fuoco acceso a terra per un arrosto. E, nella notte, si è propagato anche sul versante di Farindola. Dove il sindaco, Ilario Lacchetta, ha parlato di «due grandi focolai: uno sul versante del monte San Vito e uno lungo Monte Siella. Si rischia la catastrofe».Il Comune di Penne ha messo a disposizione uomini e mezzi per domare le fiamme. Duro l’ex sindaco di Farindola, Massimiliano Giancaterino: «Hanno trasformato un santuario della natura in un rave party, dove ognuno fa quel che vuole, in spregio a qualsiasi norma giuridica. Passata l’emergenza si procederà alla consueta conta dei danni, non solo ambientali, ma economici e di immagine, ma sarà anche il momento di accertare le responsabilità». Il segretario regionale Si Abruzzo, Daniele Licheri, ha annunciato che porterà il caso in Parlamento.
MONTA LA POLEMICA. Ma chi ha rilasciato le autorizzazioni? Sono state prese tutte le misure di sicurezza necessarie? Mentre si lotta per spegnere le fiamme, divampa la polemica sull’organizzazione della Rassegna ovini. «I parcheggi di ettari ed ettari direttamente sulla prateria di Campo Imperatore, con quale autorizzazione?», chiede Augusto De Sanctis, «l’evento con 30mila persone era stato sottoposto all’obbligatoria valutazione di incidenza ambientale?».

«TUTTO BENE». L’indignazione cresce. Quando è scoppiato l’incendio a Fonte Vetica c’erano migliaia di persone, auto parcheggiate ovunque, bancarelle con ogni tipologia di merce in vendita, lungo la strada, fino a Castel del Monte. Sotto accusa sono finirti il Parco e Camera di commercio dell’Aquila. «Non credo sia il momento delle polemiche. Se ci sono stati errori, anche del Parco, saranno accertati in ogni doverosa sede. Ho già disposto una verifica amministrativa e ho richiesto al direttore Domenico Nicoletti il rientro anticipato dalla ferie». Così dice il presidente del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, l’avvocato teramano Tommaso Navarra. Nicoletti avrebbe autorizzato la manifestazione organizzata dalla Camera di Commercio. E mentre Fonte Vetica bruciava, sabato pomeriggio, il presidente dell’ente, Lorenzo Santilli, diffondeva una nota: «Un successo, con 30mila visitatori e 12mila capi in esposizione». Neppure un accenno al rogo che ha devastato un simbolo.

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