INCENDI: ECCO LE AUTOBOTTI FERME IN GARAGE MENTRE L’ABRUZZO BRUCIA

L’AQUILA – Cinque autobotti della Forestale, oggi Comando per la tutela forestale dell’Arma dei carabinieri, sono ferme nei garage del Corpo all’Aquila, mentre a pochi passi, nel bosco di Aragno, ancora non è domato l’incendio che si è sviluppato ieri intorno alle 13 e ha distrutto già 15 ettari di bosco, e nel resto d’Abruzzo continuano ad essere diversi i roghi, che anche a causa dell’aumento delle temperature sono tornati ad imperversare dopo una settimana di tregua.

La foto di cui è in possesso AbruzzoWeb testimonia che alcuni mezzi sono parcheggiati nelle rimesse dell’ex Corpo Forestale.

Secondo quanto appreso, e da come si evince dalla scritta che appare sui mezzi, si tratta di autobotti in forza agli ex Coordinamenti territoriali per l’Ambiente (Cta), oggi Raggruppamenti carabinieri Parchi, cui è appunto demandata la sorveglianza delle aree protette, in questo caso del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga.

“I disservizi nella lotta agli incendi boschivi conseguenti alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato, avvenuta in maniera troppo avventata e senza le dovute pianificazioni, sono evidenti ai cittadini Italiani, ai vigili del fuoco e agli ex forestali transitati nei vigili del fuoco senza dubbio alcuno”, è tornato a denunciare nei giorni scorsi Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo.

Agli ex agenti forestali, infatti, in base alla nuova legge che ha fuso il Corpo nell’Arma dei carabinieri, è preclusa l’attività di antincendio boschivo.

Secondo quanto spiega il tenente colonnello Carlo Console, responsabile del Reparto carabinieri forestali del Parco del Gran Sasso, si tratta di mezzi acquistati dal Ministero dell’Ambiente e destinati ai Parchi che sono tuttora in attesa di transitare agli Enti Parco: i ritardi – fa notare – non sono da imputare ai forestali ma alle pastoie burocratiche che derivano dall’applicazione della legge del dicembre 2016 e non ci si può ricordare delle cose dopo che queste avvengono, come accade per i terremoti.

Nel momento in cui si azzera la prevenzione – è il ragionamento – si è sempre in emergenza, che costa più della prevenzione.

L’inutilizzo dei mezzi è legato anche a motivi strettamente burocratici, perché mettere in giro un mezzo comporta una serie di adempimenti e ci sono tempi tecnici che nel nostro Paese non sono brevissimi, chiosa Console.

fonte:qui

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